Vigoleno e la Val Stirone, un territorio da valorizzare

La fondazione originaria di Vigoleno risale, con molta probabilità al X secolo, ma le prime testimonianze storiche partono dal 1141, quando era un avamposto del comune di Piacenza sulla strada verso i territori parmensi.

L’antico sistema feudale piacentino, che oggi confina anche con la provincia di Parma, nasceva lungo la solcatura dei torrenti, paralleli e con andamento nord-est. Qui nascevano insediamenti umani rurali, case sparse tra le pianure e le colline ma sempre caratterizzati dalla presenza di un castello o di una rocca dove si svolgeva l’attività sociale, amministrativa e di difesa.

A questo proposito il toponimo di Vigoleno potrebbe proprio derivare dal latino vicŭlus, diminutivo di vicus, che significa borgo, a sottolineare l’importanza che rivestì nella zona specialmente per l’economia agricola e commerciale del tempo. La Valle dello Stirone poteva infatti essere facilmente risalita per collegarsi con le Valli del Ceno e del Taro fino a raggiungere il mare.

Il torrente Stirone che dà il nome alla Valle nasce dal Monte Santa Cristina (963m slm) nel Comune di Pellegrino Parmense, a circa 20 minuti da Vigoleno dove piega verso il fiume Taro prima di gettarsi nel Po. Una bellissima passeggiata, segnalata con cartelli del CAI (la manutenzione del sentiero è però poca o praticamente assente) porta alle sorgenti dello Stirone partendo dal Santuario di Careno a Pellegrino. 

Tornando alla storia di Vigoleno, questa è strettamente collegata proprio all’importanza strategica di questa Vallata, come testimoniano non solo reperti archeologici, anche di epoca romana, ritrovati nelle vicine fortificazioni, come quella del Castello di Scipione, ma anche i diversi resti di mulini. 

Il Mulino dell’Albarella, del Mulino della Trinità o di quello della Noce, solo per citarne alcuni, purtroppo oggi lasciati in stato di abbandono, confermano la presenza di una fiorente attività commerciale. La valorizzazione dei mulini storici emiliano-romagnoli è al centro di una risoluzione del 2019 votata all’unanimità per ora rimasta a parole. Ci sarebbe tanto da fare anche in questo territorio nel valorizzare la sua identità storica, se la politica finalmente passasse dalle parole ai fatti.